The show must go on!

È un tema fondamentale da prima che i Queen scrivessero la famosissima canzone.
Per chi lavora in campo teatrale è uno degli assiomi fondamentali del “portarsi a casa” la replica. Il
senso è che qualsiasi cosa accada bisogna sempre andare avanti. Si continua sempre. Quanti
video si possono trovare in rete di artisti che hanno continuato con lo spettacolo anche se salta la
corrente, o crolla un pezzo di scenografia o un collega si sente male. Sembra disumano, a volte ci
si avvicina parecchio, ma in fondo è un sentimento profondo di rispetto verso l’opera, verso il
dono artistico che si sta facendo al pubblico. Negli eventi della vita in ogni singolo evento si può
reagire così o con uno stop violento ed immediato. The show must go on nasce così per invitare
tutti a vedere un proseguo del percorso ad ogni ostacolo. È un modo di pensare che ci permette
di essere inarrestabili, quasi invincibili.
Non ci sono solo problemi nella vita, e se non si è ancora imparato a far miracoli è importante
essere umani.
E sta dentro l’umanità che ci distingue la capacità sulla quale molte teorie per migliorare il mondo
si basano: la resilienza.
E anche il concetto di “The show must go on” si appoggia sulla resilienza di cui è capace ognuno
di noi. L’allenamento di questa capacità che per alcuni è un vero e proprio talento innato, ci
permette di rispondere agli stimoli esterni ed agli avvenimenti in modo creativo, rigenerativo,
funzionale, efficace.L’attore che è in grado di rispondere agli eventi continuando lo spettacolo è
l’immagine della resilienza che più riesco ad associare alla vita quotidiana, ma nella quale non
sempre abbiamo pronta la risposta come sotto i riflettori. Perché?
Qui si apre la riflessione che tutti devono fare e tutto il ragionamento diventa reale quando siamo
pronti e riusciamo a metterci alla prova. Sfidare noi stessi ci fa capire a che punto il nostro fisico e
la nostra mente ci permettono veramente di arrivare e non dove siamo noi convinti di poter
arrivare. Grandi atleti, eroi, persone comuni in momenti particolare ci hanno dimostrato che è
proprio così. Possiamo compiere imprese inimmaginabili se solo non registriamo come
irraggiungibili le vette a cui ci portano.
La resilienza è uno strumento che ci offre sempre un sentiero davanti a noi. Un percorso da
seguire nonostante tutti gli intoppi. Certo è che le energie che stanno alla base della resilienza e
della nostra voglia e intenzione di vivere in un sistema “The show must go on”. Vi faccio un
esempio. Può essere truce ma rende bene. Un suicida dispone di enormi doti, ha un coraggio
incredibile ed è un vero dramma perdere individui di tale energia, perché se solo avessero provato
a utilizzare la stessa energia per costruire o sistemare un futuro gli avremmo senza ombra di
dubbio considerati degli eroi. Supereroi forse.
Ancora più truce può essere un esempio di resilienza diventato fonte di motivazione, esempio di
uno show che continuando è stupefacente. Parlo di Aaron Ralston, protagonista del film “127 ore”
che racconta la sua vera storia e dell’evento che l’ha reso famoso. Consiglio di vederlo e non mi
metterò a fare spoiler ma avrebbe potuto rimanerci secco in 127 ore bloccato da un masso. Oggi
gli manca un braccio ma è un’atleta, vivo e vegeto e l’essere monco non ha che fato inizio a mille
altre possibilità di vivere la vita avventuroso, ma non estrema, che viveva con due braccia e con
un’esperienza non ancora vissuta. Cercate qualche sua foto sul web e vedrete tutto quello che
riesce a fare. Arriviamo allora a cosa possiamo fare per stimolare e allenare la nostra personale
resilienza. Si possono leggere libri, partecipare a corsi, fare esercizi, affidarsi a professionisti.
Prima di lanciarsi in una di queste avvenute è utile provare da soli ad individuare tutte le variabili
con cui dobbiamo fare i conti. Possiamo poi confrontarci con qualcuno di esperto per capire
come siamo messi. Poi iniziamo a cercare le possibili soluzioni all’imprevisto. Un esempio? Un
tecnico luci avrà sempre con se una lampadina di ricambio del nastro isolante e una pinza. Un
tecnico del suono avrà sempre con sé dei microfoni e dei cavi di riserva. Un climber qualche
moschettone in più., un camminatore un k-way, etc. etc.
Pensate a voi e a come vi preparate per fare una cosa qualsiasi, individuate le cose che
potrebbero rendere l’esperienza impossibile e fate la lista di quello che serve per evitare il peggio.
Nella vita dobbiamo, per resilire al meglio, per permettere allo show di continuare, munirci degli
strumenti che ci fanno reagire nel modo più positivo agli eventi, agli incontri, al previsto e
all’imprevisto. A quel punto si tratta solo di viverci ciò che accade con la consapevolezza di
trasformare tutto in un esperienza di crescita.
Ci sono molti esempi di situazioni strutturate per rispondere a questo bisogno dell’essere umano.
Ne cito alcuni tra tutti. I corsi pre parto, i corsi pre matrimoniali. I gruppi di auto mutuo aiuto, i
corsi di primo soccorso o antincendio. Il coaching, il counselling, la psicoterapia, l’educazione, i
professionisti. I tutorial. Accidenti, i tutorial. Fateci molta attenzione. Ormai ci siamo abituati a fare
un sacco di cose grazie ai tutorial ma occhio a non farci rubare troppo il piacere della sorpresa.

AUTORE

Michele Battistella

Definirmi professionalmente in modo univoco è stato per me sempre complesso oltre che distante dalla mia idea di professionalità. Nel corso degli anni, della mia esperienza e formazione, cose molto diverse fra loro mi hanno permesso di costruire un core professionale basato sulla visione d’insieme, sull’individuazione delle opportunità, della possibile evoluzione. Questo si verifica sia quando lavoro in maniera individuale o collettiva, in campo sociale o tecnico. Mi piace occuparmi di progettualità nel loro insieme, dalla facilitazione per scoprire gli obiettivi fino alla realizzazione e alla valutazione. Mi piace condividere pezzi di strada in situazioni eterogenee.

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