Limiti

Se vi siete almeno una volta domandati come oltrepassare i vostri limiti questo articolo parla di
voi.
Parla di tutte quelle volte in cui vi siete trovati a cavallo di una linea di demarcazione e una
vibrazione che parta dalla pianta dei piedi e arriva alle doppie punte vi spinge indietro e avanti
contemporaneamente. Come avete deciso di assecondare quella vibrazione è dipeso da molti
fattori, più o meno controllabili, ma quello su cui meno spesso ci soffermiamo a riflettere e che ha
il potenziale per mettere k.o. tutti gli altri siamo noi stessi.
Mi ci metto in mezzo anch’io in questa discutibile abitudine, perché nonostante io sia qui a
scrivere questa riflessione, consapevole di quello che scrivo, domattina potrei svegliami, trovarmi
a cavallo di una linea di demarcazione, concentrarmi su temperatura, meteo, outfit, posizione
geografica, persone coinvolte, economia, politica, fisica, chimica, particelle subatomiche e
soltanto dopo ore o giorni chiedermi come stavo e come ho vissuto quella vibrazione.
Vi è mai capitato?
Ecco, se la risposta è sì vi voglio lanciare qualche palla da prendere al volo per tenervi saldi alla
vibrazione e viverla nel modo migliore per voi stessi. Così poi felici voi, felici tutti!
Innanzitutto iniziamo sempre la giornata con un programma definito e tante possibili soluzioni agli
imprevisti. Io lo chiamo lo schema “The show must go on” che potrete approfondire qui.
Ma come si può ben immaginare quel limite da superare di cui parliamo è qualcosa che va al di là
di ogni immaginazione. Per qualcuno quel limite potrebbe essere di tipo lavorativo, per qualcuno
sentimentale, per qualcun’altro legato ad una passione e poi ci sono tutti quelli che non riescono
ad infilarlo in una categoria. Tralasciando il fatto che sono curioso di sapere la vostra categoria
preferita, proviamo a riflettere ad alta voce su come superare la linea che ci separa dal tornare
indietro o fare un passo avanti.
Se ci concentriamo sul mondo del lavoro, basandomi sulla mia esperienza possiamo individuare
tra tutte l’esempio di quelle persone che fanno un lavoro che non amano o che addirittura
detestano e che non riescono in nessun modo ad uscirne, eppure molti di loro posseggono
risorse di cui non si rendono conto e potrebbero diventare la soluzione per oltrepassare la linea. In
questo frangente non si può sostenere che la soluzione sia stata trovata, ma chi dice che prima il
dovere e poi il piacere sia la regola d’oro nel mondo del lavoro sbaglia di grosso.
Il diritto al lavoro che spesso evochiamo è non soltanto essere occupati, ma esercitare il proprio
diritto ad autorealizzarsi, anche attraverso il lavoro stesso. E allora quale modo migliore se non un
lavoro che ci piace e che ci da la carica che ci permette di crescere insieme a lui e che diventi
obiettivo da perseguire, quasi sogno che diventa realtà. Anzi, senza quasi.
Io la penso così!
Se ci spostiamo nel mondo sentimentale la cosa si complica perché di mezzo ci sono i pensieri
dell’altro. Non che nel lavoro no ci siano, ma non fanno parte del rapporto con il lavoro in sé. Nel
campo delle relazioni ognuno di noi è portato ad individuare e possibilmente ad esserne
consapevole di quali sono i propri limiti. Fatti di desideri, attitudini, speranze, sogni, fastidi e
condivisioni.
Oltrepassare alcuni di questi limiti per qualcuno potrebbe significare lasciarsi andare, per qualcun
altro riuscire a trattenersi. Cero che molto si connette alle nostre paure generate dalle esperienze
e dalle relazioni che osserviamo attorno a noi ma forse il trucchetto può un po’ per tutti essere
quello di concedersi qualche fase diversa in cui sperimentare se stessi in un verso e nell’altro,
preparandosi all’impatto, perché a volte può far male. Senza aver però paura si sperimentare
quella sofferenza che diventerà bagaglio fondamentale per quando si sceglie una via da seguire e
con la quale farci i conti.
Nel campo delle proprie passioni io trovo che la risposta sia piuttosto semplice anche se poi non
è così facile metterla in atto. Viverle. C’è chi riesce a trasformarle in lavoro e chi per il lavoro le
trascura per anni. C’è chi le condivide con le persone che ama e chi non le vive o le abbandona
per le persone che ama. C’è chi le tiene nel cassetto e chi ci riempie infiniti cassetti, fisici e
figurati. Ognuna di queste vie è un modo di vivere le proprie passioni, non c’è strada giusta o
sbagliata e la rielaborazione che coscientemente ci facciamo sopra che determina uno starci bene
o uno starci male.
Tornando in conclusione ai limiti da superare il senso è chiaro, è necessario riconoscerli ed
ascoltarli, poi è fondamentale rielaborarli e affrontarli e solo dopo avviene veramente la crescita,
quando in una direzione o l’altra siamo andati verso la prossima linea di demarcazione da
oltrepassare.
Per tutti questi passaggi ci faremo una riflessione sopra, intanto voi cominciate a fare una lista dei
vostri limiti e se avete voglia condividetela. Potrebbe essere lo spunto per il prossimo articolo.

AUTORE

Michele Battistella

Definirmi professionalmente in modo univoco è stato per me sempre complesso oltre che distante dalla mia idea di professionalità. Nel corso degli anni, della mia esperienza e formazione, cose molto diverse fra loro mi hanno permesso di costruire un core professionale basato sulla visione d’insieme, sull’individuazione delle opportunità, della possibile evoluzione. Questo si verifica sia quando lavoro in maniera individuale o collettiva, in campo sociale o tecnico. Mi piace occuparmi di progettualità nel loro insieme, dalla facilitazione per scoprire gli obiettivi fino alla realizzazione e alla valutazione. Mi piace condividere pezzi di strada in situazioni eterogenee.

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